Piccola premessa: chi parla non è un economista, ma solo un osservatore. I Tremonti bond erano una delle ricette del ministro dell'economia Giulio Tremonti per aiutare famiglie, piccole e medie imprese ad ottenere i crediti necessari dalle Banche italiane e non essere strozzati così dalla crisi finanziaria che ha colpito il paese. L'idea era quella di finanziare le banche per permettere a quest'ultime di allargare i cordoni della borsa e dare quindi credito alle imprese boccheggianti. Per far questo il buon Tremonti ha pensato di ideare un Bond, ovvero un obbligazione emessa dalle banche che lo stato si impegna a comprare con una cedola iniziale di circa l'8% annuo. In pratica il Tesoro mettte a disposizione delle banche 10 miliardi di euro per permettere a quest'ultime di avere sufficente liquidità per non restringere la concessione del credito. Questi bond verrebbero coperti dallo Stato con l'emissione di titoli di stato. In pratica Tremonti dice che per permettere alle imprese di uscire dalla crisi bisogna dar loro liquidità, e le Banche devono fare la loro parte. Infatti l'iter per accedere ai fomsi Tremonti bond non è nè lineare nè breve e neanche privo di insidie.Il finanziamento è subordinato infatti all’adozione di alcuni impegni da parte della banca, tra cui: favorire il credito alle imprese e alle famiglie; sospendere per un anno la rata del mutuo ai lavoratori in cassa integrazione o percettori di sussidio di disoccupazione; adottare un codice etico. Il ministero intende monitorare scrupolosamente sul rispetto di tali impegni. E i dolori di pancia cominciano ad aumentare. Infatti le Banche ritengono troppo " caro" il bond del buon Giulio; infatti lo Stato guadagnerebbe dalla differenza tra l'emissione dei titoli di stato e l'emissione dei Tremonti Bond, e neanche poco; i banchieri ritengono quindi che ci siano forme di patrimonializzazione meno onerose. Seconda questione ma non meno importante, richiedere il bond vuol dire mantenere certi impegni e quindi avere le mani in un certo qual modo legate; un controllo dello Stato alle Banche non piace proprio. Terzo, le banche non hanno mai ammesso crisi di liquidità per cui non sentono questi bond come assolutamente necessari. Anzi, i rappresentanti delle maggiori banche italiane hanno più volte dichiarato come non ci sia nessun restringimento nella concessione del credito, ma una domanda minore dovuta alla minore possibilità/opportunità di effettuare investimenti da parte delle imprese. Ulteriore motivazione "filosofica" riguarda la qualità del credito. Sottoscrivere l'accordo per i Tremonti Bond vorrebbe dire "dover" finanziare maggiormente le imprese ma il rischio è quello di gettare i soldi, di fare cattivo credito di premiare ovvero quelle aziende che non hanno i requisiti per accedere al credito normalmente. Diciamo pure che ci sono diverse cose vere, ma è altrettanto vero che forse una piccola restrizione del credito c'è; c'è più attenzione al rischio legato al credito soprattutto alla luce di quanto stabilito da Basilea2; brevemente in un periodo di crisi come questo, dare credito ad un impresa che presenta un rischio di credito in crescita (dovuto ovviamente alla crisi) diventa per la banca più costoso. Per questo Passera (Intesa) chiedeva tempo fa un ripensamento di Basilea2 onde evitare gli effetti deleteri di alcune norme. Comunque per farla breve Intesa e Unicredit hanno detto no grazie ai Bond, ringraziando comunque il governo per le misure prese e percorrendo altre strade.
Per Giulio Tremonti (con la sola Popolare per ora ad aver sottoscritta circa 1 miliardo di euro di T.Bond) si tratta di uno smacco anche se lui si affretta a negare : "Non è una questione di sgarbo a me o al governo, quegli strumenti farebbero molto comodo alle imprese». Un provvedimento flop, nonostante quello che si dice, che non fa certo bene al governo che si era vantato di aver messo in campo tutti gli strumenti necessari per superare la crisi e che certo non fa fare una bella figura al Ministro dell'economia. In realtà il T. Bond costa troppo e lega le banche che non amano lacci e lacciuoli; il discorso di Tremonti sulle imprese non regge visto che le Banche hanno comunque trovato altrove liquidità.Forse più che alle imprese il detto bond serviva tanto alle esangui casse dello stato?
Tremonti bond o i Tremonti flop?
Pubblicato da Vincenzo Etichette: Tremonti bond;giulio tremonti; Bond;Tremonti;Credito;Banche
Una gara dura quella giocata dai canarini del Nantes contro il Nimes Olympique ieri pomeriggio alla Beaujoire di fronte a 23.000 spettatori. Il Nimes è squadra ostica con un ottima linea difensiva, difficile da battere e molto ben messa in campo; per questo motivo è una sorpresa il gol siglato dopo appena dieci secondi di gioco da Rémi Maréval. Un gol folle, assurdo quello siglato dal difensore del Nantes: Mareval prende palla prima della propria metà campo, fa partire un destro(presumibilmente un lancio lungo) che rimbalza davanti al portiere, lo scavalca e si insacca alla sua destra! Il gol più veloce della storia della Ligue2!La partita si mette subito bene, e il Nantes non arretra troppo il suo baricentro trovando addirittura il raddoppio con Darbion. Alla fine del primo tempo, nel recupero il Nimes accorcia le distanze. Nella ripresa la gara si fa dura, il Nimes si conferma squadra ostica e molto preparata e cerca disperatamente di pareggiare. Il Nantes perde un po la bussola, arretra forse troppo e non trova le belle e convincenti trame della prima frazione di gioco. Troppi lanci lunghi, gioco macchinoso e discontinuo con il solo Darcheville a cercare qualche guizzo degno di nota. Ci pensa Lubos Kamenar l'estremo difensore dei canarini a chiudere la porta nel finale, dimostrandosi decisivo per la conquista dei tre punti.
Della sinistra e la comunicazione
Pubblicato da Vincenzo Etichette: Partito democratico; FRanceschini; sinistra
Puttane, menestrelli, falso in bilancio, censura, gaffes, attacchi alla magistratura, tensioni interne al governo... Ore e ore di critiche e di cose da comunicare ad un popolo sempre più stufo di tutta questa confusione sotto al cielo. Inni nazionali trattati come canzonette, immigrati uccisi in mare, giuramenti da parte di ministri della Repubblica sull'indipendenza della padania. La sinistra riceve assist, passaggi filtranti, sponde. E non fa nulla, o meglio lo fa male. La sinistra e la comunicazione hanno smesso di parlarsi tanto tempo fa, messi nel sacco da un abile imbonitore, l'opposizione latita perchè agli italiani confusi e stufi non arrivano segnali forti, non arrivano nuove idee o alternative, non vengono proposti programmi o soluzioni. Diceva Beppe Grillo che se la sinistra si fosse chiusa per un anno senza comunicare con nessuno in una beauty farm avrebbe vinto le elezioni a mani basse. E' vero; stupisce come di fronte a tante carne al fuoco nessuno dico nessuno riesca a mettere in piedi un'ordinata controffensiva e un'efficace comunicazione. Tanto per citare un esempio, ad Annozero (alla fine andata in onda tra i mugugni che si udivano ai piani alti di Viale Mazzini) era presente il leader attuale del PD Dario Franceschini. Il momento più basso di share della trasmissione ( che è andata benissimo) si è reigistrato proprio quando il buon Dario ha preso la parola; non pungeva, non coglieva i mille spunti che piovevano da tutto lo studio, non giocava ne approfittava dell'enorme palcoscenico; parlava di candidature di europee e cose varie. Con un carisma pari allo zero. Tra le mille cose da dire non ne è stata detta una. ma che dico una, mezza.
Jobbik, il nazionalismo ungherese
Pubblicato da Vincenzo Etichette: Jobbik;nazionalismo;ungherese; Ungheria
Scenario: ultime elezioni europee. Il vento soffia a destra in Europa, con poche eccezioni. C'è anche l'Ungheria, che sfoggia dati incredibili; il suo partito di estrema destra Jobbik ha collezionato ben il 15% dei voti.
E' nato tre giorni fa il nuovo giornale "Il Fatto quotidiano", giornale privo di editori dove ciascun giornalista detiene una quota della società, questo per garantire la libertà di espressione massima. Esperimento interessante. Prestigiose le firme Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, Oliviero Beha, Furio Colombo, Luca Telese, Marco Lillo tanto per dire, ma ancora più interessanti sono gli argomenti trattati. Più che un giornale vero e proprio sembra un libricino di critica e di cronaca alternativa, che quindi lo rende più longevo e più succoso da leggere. Il quotidiano è partito subito con storie di indagini e indagati, distribuendo mazzate a destra e a manca, proprio per evitare classificazioni di sorta. Il gradimento è stato immediato: 150.000 copie vendute già alle 8 di mattina del 23 settembre (giorno di nascita del fatto), tutto esaurito e 34.000 abbonati. Innovazione anche nelle forme di abbonamento che prevedono sia la consegna del "cartaceo" sia la lettura in pdf via internet (pagando ovviamente meno). Le pecche? Le ovvie prime difficoltà; il giornale si trova raramente e la distribuzione riguarda solo le grandi città, qualche problemuccio con la consegna agli abbonati, e qualche errorino di stampa qua e la. Il formato non entusiasma, il giornale è molto largo e l'impaginazione è un po vecchiotta. Ma gli argomenti trattati sono interessantissimi e certamente introvabili nei giornali di "regime" o che comunque devono rispondere all'editore di turno. Le idee e i fatti sono esposti viva Dio in italiano corrente e mai noiosi. Promosso a pieni voti per quel che riguarda. Il Fatto quotidiano ha un buon sapore, un sapore che avevamo dimenticato. L'entusiasmo con cui la gente si è riversata nelle edicole per poter leggere questo giornale dimostra la sete di informazione libera che ha ancora parte della popolazione italiana non ancora del tutto rincoglionita dai ritornelli del potente di turno. C'è fame ed entusiasmo dietro questo progetto ambizioso, che speriamo vada avanti per molto tempo.
IL RITORNO ALL'AGONISMO!AVANTI IL NUOVO NOME!!
Una sconfitta bruciante, per una sola rete (meglio dire autorete) a zero. Una finale sottotono quella delle isole che adesso avranno panettoni e panettoni di tempo per pensare alla brutta sconfitta, non tanto per il risultato maturato ma per comne è maturato. Inizia la gara nel freddo didcembrino con due gravi assenze nelle isole; El pube de oro, Dragonetti, in cura ormai da tempo per una pubalginis pariginas e Peppone Iuzzolino detto il cascabirra fermato da una banale influenza di stagione presa in una discoteca per gay a Pesaro. La finale comunque comincia e i favori del pronostico sono tutti per loro, gli isolotti. Parte la gara con ritmi blandi e pochi tiri da una parte e dall'altra. La Longobarda si difende meglio, mettendo in pratica il loro giuoco all'italiana di cui tanto sarebbero fieri i vari Mazzone e catenacciari vari. Una sfortunata deviazione di Marfoli però complica la vita alle Isole, che subiscono il gol dello svantaggio,. Situazione ideale per i Longobardi che adesso gestiscono il vantaggio e si limitano al puro contropiede su lancio lungo. Finisce il primo tempo senza sussulti. La ripresa vede stranamente ancora molto blanda l'azione di attacco delle Isole che non riescono a sfondare (due soli tiri di Loddo nello specchio) mentre in azioni di ripartenza è la Longobarda ad essere pericolosa, cogliendo anche due legni. Nel finale in avanti anche il portiere Vecchione che sfiora il gol con un tiro disperato. Fischia l'arbitro, l'inglese Mortadella, e la coppa va alla Longobarda. Meritatamente. Le isole nulla hanno fatto per meritare la coppa.



